domenica 30 dicembre 2007

Le mostre del 2007

Quali sono state le mostre più visitate del 2007?

1. Andrea Mantenga al Museo degli Eremitani di Padova, di Palazzo della Gran Guardia di Verona e di Palazzo Te a Mantova (città dove si trova la celeberrima Camera degli sposi affrescata nel Castello di San Giorgio e considerata l’esempio più alto dell’arte del Mantegna).
2. Turner e gli impressionisti. La grande storia del paesaggio moderno allestita al Museo di Santa Giulia a Brescia.
3. 52ma Biennale d’arte di Venezia.
4. Cina. Nascita di un impero alle
Scuderie del Quirinale.
5. Cézanne, Cézanne a Firenze a
Palazzo Strozzi.
6. Turner e gli impressionisti sulla nascita del paesaggio impressionista e in particolare delle opere dell’esordio figurativo di Turner sempre a al Museo di Santa Giulia a Brescia.
7. Chagall delle meraviglie al Vittoriano.
8. Matisse e Bonnard. Viva la pittura! al Vittoriano.
9. Il Simbolismo. Da Moreau a Gauguin e Klimt al
Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
10. Picasso la joie de vivre. 1945-1948 allestita nelle sale di Palazzo Grassi a Venezia.

Quali avete visitato?
Qual è la migliore?

Approfondimento: Le Top del 2007

mercoledì 26 dicembre 2007

Nessuna pausa

Un anonimo amico mi informa che domenica scorsa e la prossima Daverio è sugli schermi Rai. Per il resto: auguri!

Scusate per l'errore.

Dall'incontro a Rovereto

«Se vengo a Rovereto, è perchè c’è il Mart: un museo che, a differenza di tanti altri, fa cultura e ricerca (...) A Brescia fanno cassa con gli impressionisti? Ma quella è una fabbrica che produce anzitutto merce. E poi i suoi visitatori sono quelli che il panino se lo mangiano durante il viaggio. Altro che ricaduta economica. (...) Perchè in Italia si pagano di più gli avvocati e i professionisti che gli intellettuali?».

Approfondimento Espresso

Biennale: "Perché deve essere vetrina che vende ciofeche a caro prezzo?"

Lo storico e critico dell'arte Philippe Daverio si esprime duramente nei confronti della direzione della Biennale di Venezia, regalata per tre volte, secondo il suo giudizio "ad un gruppo di affaristi". "Occorre andare verso il dibattito, verso le idee ed incontrarsi con persone che hanno delle analogie, questo serve e - ha sottolineato Daverio nel nuovo numero del mensile veneziano 'Gazzettino Illustrato' - mi chiedo perché devo incontrarmi con persone come il povero Storr (direttore della 52. Biennale di Venezia nel 2007, ndr) che pensava che Voltaire andasse nel salotto di Madame de Sevigny, sbagliando secolo, come ho visto in una sua intervista?". Nei desideri dello studioso quello di incontrarsi con "gente che sia oggettivamente tecnica nel campo intellettuale e non che sia delegata a fare promozione di aree finanziarie".

La Biennale, istituzione nazionale che ha più di cento anni, serve nell'ottica dello studioso francese "come strumento per entrare nella competizione mondiale e non come una struttura da dare in affitto a chi viene e paga di più". Le Biennale Arti Visive e quella Architettura sono per Daverio quelle su cui puntare di più, le più "incisive". La necessità urgente, secondo il suo parere, è quella di aprire nuovi discorsi su ciò che è l'architettura e dove la si può sviluppare. "Per quanto invece riguarda la Biennale Arti Visive - continua duro Daverio - mi chiedo se debba essere un sorta di vetrina per vendere a 20 milioni di dollari una qualche ciofeca a qualche bischero trovato in fondo alle Indie o in fondo alle praterie".

Quello che il critico ha in mente è un dibattito costruttivo sui contenuti e sulle nuove sensibilità in campo architettonico e artistico, dibattito che "non è apparso da sei anni a questa parte". "Dobbiamo prendere il nostro piccolo nucleo di sacerdoti finiti - ha concluso Daverio - che stanno intorno agli spazi di arte contemporanea, tutti con la laurea breve, tutti vestiti di nero, tutti col cranio rasato; ecco: a quelli lì gli compriamo un isola e li mettiamo a fare una loro congregazione".

Fonte

“Per Venezia è fondamentale il gioco della Biennale. E' stato criminale regalarla per tre volte di seguito ad un gruppo di affaristi”. E’ il duro giudizio dello storico Philippe Daverio, in un’intervista pubblicata nel nuovo numero del Gazzettino Illustrato, il mensile veneziano diretto da Daniele Pajar.

“Occorre andare verso il dibattito- sottolinea Daverio - verso le idee ed incontrarsi con persone che hanno delle analogie, percorsi analoghi: questo serve. Perchè, mi chiedo, io devo incontrarmi con persone come il povero Storr (direttore della 52. Biennale di Venezia nel 2007) che pensava che Voltaire andasse nel salotto di Madame de Sevigny, sbagliando secolo, come ho visto in una sua intervista? Io voglio della gente che sia oggettivamente tecnica nel campo intellettuale e non che sia delegata a fare promozione di aree finanziarie. Voglio rilanciare la figura dell'intellettuale, io credo alla figura dell'intellettuale accidenti”.

“La Biennale – prosegue lo storico - è una istituzione che ha compiuto più di cento anni, e li sente tutti, però non vuole andare in pensione. Io avevo suggerito che si può pensare che certe istituzioni chiudano e vengano rifatte completamente: ma non è il caso della Biennale perchè in questi oltre cento anni di vita ha lasciato un segno molto forte ed è un grande brand. Oggi si discute su che significato dare a questo brand nel futuro. Soprattutto si parte da qui per parlare del caso nazionale: che significato dare all'istituzione culturale nell'Italia di domani. Una struttura vasta da dare in affitto a chi viene e paga di più oppure uno strumento per la nostra competizione nel futuro? Noi abbiamo una carta da giocare: abbiamo questo materiale fantastico a disposizione e questo materiale fantastico può essere usato per entrare nella competizione mondiale”.
Daverio al Gazzettino Illustrato spiega la sua ricetta per le prossime edizioni: “Molto praticamente si può partire da che tipo di impostazione dare alle prossime biennali, da che funzione possono svolgere partendo dalle due che io reputo più incisive, la Biennale Arti Visive e quella Architettura. Che discorso aprire oggi su ciò che è l'architettura, cosa è l'architettura? Dove la si può sviluppare? E che tipo di architettura? Per quanto invece riguarda la Biennale Arti Visive, mi chiedo se debba essere un sorta di vetrina per vendere a 20 mln di dollari una qualche ciofeca a qualche bischero trovato in fondo alle indie o in fondo alle praterie. Probabilmente no. Il dibattito sull'arte è un dibattito sui contenuti, sulle estetiche, sulle sensibilità, è un dibattito tra le architetture e le ricerche scientifiche: materiale che però alla Biennale non è apparso da sei anni a questa parte”.

“Dobbiamo prendere – dice Daverio - il nostro piccolo nucleo di sacerdoti finiti, che stanno intorno agli spazi di arte contemporanea, tutti con la laurea breve, tutti vestiti di nero, tutti col cranio rasato; ecco: a quelli lì gli compriamo un isola e li mettiamo a fare una loro congregazione”.
Infine, dallo storico un giudizio su Venezia: “Venezia è un marchio fantastico, appunto, ma che non conosce affatto la sua reale potenzialità, che non è quella alberghiera o dei soffiatori di vetrini che ormai compriamo in Cina. Parlo della potenzialità di un altro modo di vivere: posso immaginare una Venezia che abbia non 28mila residenti ormai ma che ne possa avere anche 400mila come ne aveva nel passato".

Fonte

Sarà l'arte del design ad inaugurare la nuova Gam

Dopo mesi di parole, supposizioni ed un fitto mistero, ecco svelata quale sarà la mostra che inaugurerà la nuova sede di via De Magri della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (Gam) di Gallarate: “Arte e design. Design è arte”. Un excursus che va dalla seconda metà degli anni quaranta ad oggi tra produzioni industriali, tessili, pittoriche nell’unione tra l’utilità e la bellezza dell’oggetto. A presentare l’evento, in una delle sale che ospitano la mostra “Le trame di Penelope”, sopra un morbido tappeto di tessuti multicolore, accanto all’assessore alla Cultura Raimondo Fassa e alla direttrice della Gam Emma Zanella, il consulente museale Philippe Daverio che ha apprezzato l’ambiente e la mostra in corso alla Gam, segno che le cose funzionano già e potranno solo migliorare.

Un evento che cadrà nella tarda primavera del 2009, «posticipato appositamente - spiega Daverio -, per avere successo. Vorrei infatti che si proiettasse sull’estate, con orari ampi e aperture serali, ponendosi in rapporto con il salone del mobile di Milano e la Biennale di Venezia, per la quale saremo pungolo, sfida o critica a seconda di quello che decideranno di fare in Laguna». L’istrionico Daverio, vestito come sempre con un tocco originale (scarpe e calzini rigati sulle tonalità del marrone, pantaloni beige, giacca a quadrettoni grigio-marrone, gilet a riquadri viola, giallo e blu, camicia a quadratini rosso, nero e bianca e l’immancabile papillon a righe giallo-nere), è un fiume in piena: spiega di non essere un critico d’arte, ma un antropologo culturale che organizza mostre; di essere convinto che Gallarate può fare da traino per tutta l’area della metropoli urbana che va da Vercelli a Brescia e da Piacenza ad Airolo, un bacino di 7-8 milioni di persone potenziali utenti dell’eccellenza artistica che deve tornare ad essere punto di riferimento per l’Italia; blandisce Fassa e la Zanella, citati da Daverio tra i motivi che lo hanno spinto ad accettare l’incarico gallaratese. Nella discussione, è emersa l’importanza del sistema che a Gallarate si sta sviluppando a partire dalla creazione della Fondazione Culturale e dai progetti urbanistici in atto: «Qui la spesa pro capite per la cultura è di 80 euro, a Milano 20 – ha detto Daverio -. Gallarate può essere raggiunta in un’ora e mezza più o meno da ovunque, anche se la Regione si è dimenticata di fare le strade». L’arrivo di Fabrizio Garghetti, fotografo milanese specializzato nel reportage, giunto alla Gam con il passante ferroviario, è la classica ciliegina sulla torta.

Fassa in apertura ha lanciato un appello ai privati, perché sfruttino il servizio offerto dall’amministrazione di Gallarate, «città di provincia ma non provinciale», estendendo l’invito anche a Regione e Provincia: tra i privati, sono già stati contattati Aermacchi, Missoni, Saporiti, mentre altri ragionamenti con enti e istituzioni sono nell’agenda degli organizzatori. La scelta di dedicare la prima mostra all’arte del design la spiega Daverio: «Abbiamo lavorato un mese e mezzo, ma l’idea è nata in tre ore – ha detto -. Vogliamo coniugare la spinta a produrre di questa bellissima zona del Paese, con l’utilità e la bellezza di quanto prodotto. Un’idea che vuole attirare il territorio e le aziende, interessate in questo ambito molto esteso che non è solo l’oggettino bello da vedere, ma vera e propria arte». Il percorso espositivo sarà suddiviso in sezioni tematiche, dal futurismo al secondo dopoguerra, fino al periodo nel quale “I salotti erano bianchi”, il piombo degli anni Settanta e il pop degli anni Ottanta. «Proprio sul design era improntata una mostra che abbiamo presentato nel 1993 – commenta Emma Zanella -: la nuova Gam comincerà quinda da un argomento che conosciamo bene e nel quale si affondano le nostre radici». «Vogliamo volare alti – conclude Daverio – per attirare più aquile che polli o capponi. Ce la possiamo fare, le basi ci sono: l’obiettivo è quello di fare concorrenza a Brera. Cento mila visitatori all’anno per la Pinacoteca sono una miseria, noi ci possiamo avvicinare con pazienza ma determinazione».

Fonte: Varese News

domenica 16 dicembre 2007

Oggi Daverio è al MART di Rovereto

Domenica 16 dicembre festeggia i 5 anni di vita del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Alle ore 18.00
, all’Auditorium Fausto Melotti, si svolgerà un incontro aperto al pubblico. Due moderatori d’eccezione, Philippe Daverio, storico dell’arte e conduttore della famosa trasmissione RAI Passepartout, e Riccardo Chiaberge, direttore dell’inserto domenicale del Sole 24 Ore coinvolgeranno nel dibattito il pubblico e i protagonisti di ieri e di oggi del progetto Mart: Lorenzo Dellai, Franco Bernabè, Margherita Cogo, Guglielmo Valduga, Alberto Pacher, Gabriella Belli, Mario Botta e Giulio Andreolli.

Approfondimento: Mart 2002/2007: aperture gratuite, dibattiti, musica e tanta arte

mercoledì 12 dicembre 2007

Expédition nocturne autour de ma chambre



www.simonttx.net

L’Italia ebraica a Tel Aviv

Duecento opere: il meglio dell’arte ebraico-italiana. È il piatto forte della grande mostra Italia ebraica che si aprirà all’Eretz Israel Museum di Tel Aviv, martedì 4 dicembre, primo giorno di Hannuccà, la Festa delle Luci. (...) La mostra - curata da Natalia Berger e Daniela Di Castro, direttore del Museo ebraico di Roma con la collaborazione di Philippe Daverio e di Giulio Busi - è concepita come un volo d’uccello di 2000 anni di storia e arte attraverso otto sezioni tematiche: il viaggio, i luoghi, la vita negata e ritrovata, tra vita pubblica e quotidianità, di generazione in generazione, sapienza ebraica, linguaggio e letteratura, le arti.

Approfondimento: L’Italia ebraica a Tel Aviv racconta 2000 anni di storia

Biennale: luogo dove possiamo tornare ad essere competitivi

"La Biennale e' il grande luogo dove possiamo tornare ad essere competitivi". Lo ha sottolineato Philippe Daverio, storico dell'arte, partecipando all'ultima giornata di lavori dei colloqui internazionali per iniziare un dialogo sulla rifondazione della Biennale di Venezia, organizzati dalla Regione del Veneto, dalla Citta' di Venezia e da Confindustria veneto, alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista, intitolato: 'Una nave pirata per immaginare la Biennale del terzo secolo 1895-2007'.

"I cinesi -ha spiegato Daverio- ci pongono l'obbligo di tornare ad essere svegli. Questo lo possiamo fare solo se ritorniamo ad essere quei creativi che siamo stati per 25 secoli, prima di diventare solo degli affittacamere", ha concluso Daverio riferendosi, evidentemente, al turismo, tanto a Venezia quanto in Italia.

Fonte: interfree

100 artisti per un'indagine sull'arte in Italia

E' uscito il catalogo Rizzoli novità 13x17 a cura di Philippe Daverio e Jean Blanchaert "100 artisti per un'indagine sull'arte in Italia".

Fonte albstudent.eu

sabato 8 dicembre 2007

E domani?

La Rai non ha ancora comunicato l'argomento della trasmissione di domani di Passepartout.

mercoledì 5 dicembre 2007

La 'Seduzione' allo Sferisterio

E' stata presentata ieri stagione lirica 2008 dello Sferisterio Opera Festival di Macerata; (...) il tema conduttore della stagione sarà 'La seduzione'. Conferenza inaugurale tenuta da Philippe Daverio sul tema della 'seduzione".

http://www.bymarche.it/notizia.asp?id=12875

Un Tiziano inedito su Rai 3

Nella sesta puntata di Passepartout (...) Philippe Daverio torna a parlare dell'arte del passato. Questa volta l'attenzione è rivolta ad uno dei più grandi artisti italiani, Tiziano. La puntata si apre con un prologo sorprendente, in cui si presenta una sorta di Tiziano inedito. Un accurato restauro della Natività nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano ha svelato la presenza di un cagnetto di cui prima non si era a conoscenza. Di Tiziano sono attualmente in corso due importanti mostre: "Ultimo atto" a Palazzo Crepadona e "Tiziano maturo" al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Daverio fa tappa nella sua città natale, Pieve di Cadore, che con Venezia incrementò i suoi traffici e affari grazie alla fornitura di legname, essenziale per la vita della potenza veneta.

Un Tiziano inedito su Rai 3

Il cagnolino

La puntata di domenica scorsa di Passepartout è stata una delle migliori mai trasmesse.

Tom, il cagnolino che ha fatto compagnia a Daverio in studio, ed il cane che ritorna spesso nei dipinti di Tiziano, hanno fatto da simpatico filo conduttore.

In Passepartout l'arte non è solo quella raccontata dalla voce e dalle immagini, ma è intrinseca nella trasmissione, che non è mai banale.

martedì 4 dicembre 2007

Tiziano in Passepartout di domenica 2 dicembre

Scusate il ritardo

Nella sesta puntata di Passepartout, in onda domenica 2 dicembre alle 13.20 su Raitre, Philippe Daverio torna a parlare dell’arte del passato. Questa volta l’attenzione è rivolta ad uno dei più grandi artisti italiani, Tiziano. La puntata si apre con un prologo sorprendente, in cui si presenta una sorta di Tiziano inedito. Un accurato restauro della Natività nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano ha svelato la presenza di un cagnetto di cui prima non si era conoscenza. Di Tiziano sono attualmente in corso due importanti mostre, entrambe visitate da Passepartout: Tiziano. Ultimo atto, a Palazzo Crepadona di Belluno e Tiziano maturo al Kunsthistorisches Museum di Vienna.Ma il dossier monografico di questa settimana su Tiziano non si limita a constatarne la grandezza a maturità raggiunta. Vuole anche sondare alcuni percorsi della sua storia pittorica e cercare le principali chiavi del suo linguaggio. Daverio fa tappa nella sua città natale, Pieve di Cadore, che con Venezia incrementò notevolmente i suoi traffici e affari cittadini grazie alla fornitura di legname, così essenziale per la vita della potenza veneta. Proprio a Venezia Daverio si reca nella Chiesa dei Frari, dove sono contenuti alcuni capolavori assoluti di Tiziano: la Pala Pesaro e l’Assunta. Daverio inoltre osserva il suo cammino artistico costellato di opere celebratissime, come per esempio Amor sacro e amor profano (Galleria Borghese, Roma) o la Venere di Urbino (Galleria degli Uffizi), riflettendo sulla grande influenza esercitata su artisti di epoche successive come El Greco, Bernini, Rubens, Velasquez, Canova, Manet.