venerdì 26 settembre 2008

Riotta intervista Daverio (24 giugno 1993)

Un nostro anonimo lettore ci segnala questa chicca. Grazie
Il gallerista neoassessore alla Cultura a Milano: dai cortei in papillon, al Pci, ai radicali, al Psi e infine ai lumbard


Daverio: il vero snob oggi e' il senatur

"so che c' e' piu' creativita' nelle osterie che nei salotti. conosco il popolo "

Philippe Daverio, gallerista, nuovo assessore alla Cultura del Comune di Milano con il sindaco della Lega Nord, Marco Formentini.

Perche' Philippe?
Sono nato a Mulhouse, in Francia, giro con passaporto francese e italiano. Un mio avo era emigrato da Varese in Alsazia, allora tedesca. Sono cresciuto crucco, ho imparato il tedesco in casa, il francese a scuola, l' italiano alla Bocconi e l' inglese e il tedesco per lavorare nel mondo dell' arte. E adoro i dialetti, parlo l' alsaziano, lo svizzero tedesco, il lombardo. L' e' minga la mia lingua ma la parli ben...

A scuola?
Come si usava nelle famiglie della buona borghesia cattolica francese, in collegio. Il mio era il gemello dell' istituto che ha formato Charles De Gaulle. Tempo pieno, studiare, sport, messa. Vita dura. Per me e i miei fratelli, dieci, siamo sei maschi e quattro femmine, una morta purtroppo. Il piu' grande si chiama Joseph Napole' on, 64 anni, di venti piu' vecchio di me. Costruttore come papa' , e' colonnello della Riserva. Un militare, sgranava gli occhi quando io facevo il ' 68.

Gli altri?
Eh, c' e' un chirurgo plastico, un designer, un direttore d' orchestra, due mamme, un docente di letteratura, un informatico, un architetto. Ci incontriamo sempre sulla rotta Daverio, Milano, Varese, Losanna, Ginevra, l' Alsazia, Parigi, tutto in linea"

Quando scopre l' Italia?
L' Italia era il Paese meraviglioso delle vacanze. Varese per me era profondo Sud. Napoli. Ho imparato a ridere in italiano, la Francia di allora era gloomy, malinconica. Mio padre era attivissimo fra gli italiani dell' emigrazione, un filantropo, l' anno passato c' e' stata la commemorazione, molto commovente. Un vero cattolico, duro. La gente mi vede alle feste, con la cravattina, ma dietro il mio aspetto scanzonato ho il culto del dovere e lo devo a mio padre. I milanesi spesso non capiscono come il calvinismo si intrecci con il papillon. Noi venivamo educati per le colonie, la Francia allora aveva le colonie

L' Italia era la sua colonia?
No, niente affatto. Era il Paese delle origini e delle vacanze. Finche' non sono arrivato alla Bocconi, nel 1966"

Che Milano era?
Una Milano sironiana. Con i suoi grigi, le sue periferie. Preboom. Milano piccola citta' . C' erano tutti alla Bocconi. Nando Dalla Chiesa. Andrea Amadesi, poi alla casa d' aste Sotheby' s, il politologo Renato Mannheimer, Leipold, oggi al Fondo Monetario. Faccio subito politica. Piacevo. Faccia curiosa, accento francese. Ogni tanto passava Martelli, repubblicano. Poi la rivolta. Per il diritto allo studio. La Bocconi era il ricettacolo della borghesia, dovevamo pero' litigare con il ragioniere che era venuto a studiare, poverino. Vivevo di notte. Studiavo. In assemblea andavo male, per la lingua. Da li' al Comitato Vietnam, c' era Pescetti e la Gella Minetti. Mi allontano da quel mondo nel 1969, odore di spranghe, piazza Fontana. Non prima di avere solidarizzato con gli anarchici accusati ingiustamente. Ero con un amico quando hanno telefonato alla Cederna, "Alla Questura e' morto un anarchico...". Si leggeva Marx, carica ideale enorme. Sapevo che Valpreda era innocente, stavo dalla parte degli sfigati. Ero un idealista"

Papa' che ne pensa?
Non approva ma lascia fare, poi muore, troppo presto. Vado ai cortei in papillon, con mio fratello. Non finisco l' universita' , si usava cosi' , era chic, niente tesi di laurea. E apro la galleria in via Montenapoleone. Mi servivano pocket money, un po' di soldi in tasca"

E' un buon gallerista?
Ho scritto chilometri di libri. Alcuni fondamentali. Ecco la monografia che ha cambiato la valutazione di De Chirico, pubblicata nel 1981. Il catalogo su Severini, prodotto e disegnato by myself. Ho cambiato il modo di fare libri d' arte. Ora tutti mettono la piccola immagine in copertina, ma giuro davanti all' eternita' che sono stato io a cominciare. Vorrei farle vedere altri volumi ma purtroppo vivo in un troiaio di disordine"

Ogni tanto usa parole inglesi. Ricordo degli anni passati a New York?
Fuggo da Milano nel 1985, avevo voglia di vivere all' estero, l' Europa era troppo casa mia. Faccio tutti gli errori dell' italiano in America, credo che si possa improvvisare, che gli americani ci caschino ai piedi perche' siamo ganzi. La' invece paga solo il lavoro. La prima galleria va male, poi ne apro una all' angolo con Madison Avenue che gestisce ora il mio ex socio. Io sono un contatore di energia, ho sentito che New York era spenta e sono venuto via. Oggi sento l' energia tra Milano e la Germania.

Cosa ha votato tra il 1968 e Formentini?
Pci, radicali, un cocktail. Fino alla Lega, ma non sono leghista. Lo spirito rimane quello di sinistra, solo che la Lega ha capito il vecchio slogan, lo stato borghese si abbatte e non si cambia. Dalla Chiesa no. Destra e sinistra sono parole vecchie di 203 anni. Finite"

Tra il 1968 e Formentini incontra la Milano di Craxi.
Antonio Recalcati, pittore mio amico, mi presenta Larini e Craxi, poi conosco Pillitteri. Da idealista stupido cerco di interessarli alla politica. Ottengo solo indifferenza assoluta. Pillitteri se ne frega di me, subito. Larini era un simpatico paraculo, di buona famiglia, non un rampante qualsiasi. E' nato in India. Tangentopoli io l' avevo denunciato, c..., gia' tre anni fa. Bastava leggere Hegel e i "Grundrisse" di Marx per capire che la rivoluzione avviene quando, finiti i tempi delle giacchette Armani, anche chi sta bene non vuole piu' sottostare alla pressione dell' arroganza politica e fiscale"

E finalmente assessore alla Cultura.
Mi candida l' editore Mario Spagnol. Marco Formentini mi piace, sua moglie e' simpatica, la zia Augusta. Umberto Bossi non l' ho mai incontrato, lui e' Strapaese. Io so che c' e' piu' creativita' nelle osterie che nei salotti radical chic. L' irruenza di Bossi mi darebbe fastidio in un leader tedesco, non in un italiano. Rispetto a Marinetti, Longanesi e Carra' , Bossi e' uno scolaretto buono. E vince a Milano. Diversa e' Torino, dove da sempre impera il pensiero debole e vincono Vattimo e Castellani"

Che cosa fara' a Milano?
Musei. Museo del design, della moda, musei veri, vicini al Duomo. Niente populismo sulla Scala, la Scala non si tocca, dobbiamo valorizzarne il marchio, usarlo. Mischiare pubblico e privato, rilanciare le performing arts, come si dice in italiano? e' intraducibile. Sa cosa mi ha convinto di Formentini? Mi ha detto "Voglio una Milano bella". Uno del Pds non lo direbbe mai. Qui non ci sara' ne' il ministro francese Jack Lang con la sua estetica, ne' il popolino di Nicolini a Roma. Faremo grandi collezioni senza acquisti, con donazioni e valorizzando il patrimonio"

E poi?
Poi tornero' a Capalbio, dove vivevo tre mesi l' anno con moglie e figlio. Io ho riportato il cavallo in Maremma. C' erano solo due butteri e io ho riorganizzato le corse. Lo conosco il popolo io, anche se ho fondato Capalbio, prima di Marramao, Caracciolo e Tortorella o Occhetto. Lo faccia dire a una faccia di tolla come me, il vero snob oggi e' Bossi, mica quelli di Capalbio. Quando Bossi dice "gabina" e' uno snobismo raffinato e voi giornalisti abboccate". Sono nato nella Francia colonialista e cresciuto crucco. Varese per me era profondo Sud Nel ' 66 la Bocconi era il ricettacolo della borghesia Litigavamo col ragioniere che studiava, poverino

Intervista di Riotta Gianni - fonte: corriere

3 commenti:

baroccogiapponese ha detto...

Bella questa intervista. Certo che con il passare del tempo il buon Philippe ha perso un po' della sua energia (a tal proposito me lo ricordo quando era assessore che andava in giro per i Navigli su di un Ciao scassato) e forse del suo idealismo. Rimane comunque un grandissimo, anche se un po' più borghese (ma immagino che a lui piaccia l'etichetta).
Certo che se in Italia fossimo tutti così, si starebbe parecchio meglio.
Non è in relazione con il post, ma sapete se è già ricominciato Passepartout? Su raiclick c'è solo la vecchia puntata su Buenos Aires e poi nulla di nuovo.

Anonimo ha detto...

di solito ricomincia a fine ottobre.

baroccogiapponese ha detto...

Grazie!