Se l’Onnipotente ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, gli ha sicuramente attribuito la caratteristica Sua prima: ne ha fatto, “si parva licet”, un altro creatore di mondi. Percorso sublime e misterioso questo che ha consentito agli artisti di creare le proprie infinite cosmogonie. Non era forse previsto che i critici potessero creare anche il loro, di mondo. Ma sicuramente la Biennale di Venezia ci prova quest’anno. A dire il vero ci aveva già provato la Biennale dell’architettura che durante l’anno scorso aveva creato il mondo della “non architettura” secondo i dettami del suo curatore Aaron Betski, triste presagio per la più potente crisi economica del globo terrestre in quanto quella fede indiscussa nel costruire robe divertenti ma sostanzialmente effimere aveva generato una serie di fiducie che sono svanite nel nulla trascinando i danari di milioni di risparmiatori creduloni. Quest’anno è il turno di uno svedese che intenderebbe indicare la cultura visiva del prossimo futuro provenendo lui dalla temibile e ammirevole Svezia, unico paese d’Europa che si è dimenticato negli ultimi cinque secoli di produrre artisti visivi, se non, scusatemi, rari geni in un’arte particolare, quella del cinema, dove Bergman è stato maestro indiscusso. Anche il futuro dell’Italia poveretta è assicurato da un nuovo padiglione curato da una appassionata sostenitrice del ventennio fascista e da un maniaco del calcio. Tutto a posto quindi: le avanguardie sono sparite, era ora, e la terra intera, posta in una potente confusione, si potrà rispecchiare nell’esperimento in corso, il quale sicuramente, fra padiglioni aggiunti e ipotesi di ricerca anarchiche, riserverà sorprese. Staremo ansiosi a vedere. In quest’ottica abbiamo anche noi tentato di seguire la strada indicata dando un contributo informativo sugli altri momenti organici nei quali si pensò di inventare mondi. Il gioco di società di quest’estate potrebbe proprio essere questo: inventate il vostro mondo, a casa o in spiaggia. Ne riparleremo alla riapertura delle scuole.
Fonte: artonline
martedì 23 giugno 2009
Art e dossier: editoriale di giugno 2009
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