19 settembre a Palazzo Ruspoli alle ore 21.30
“Anima mundi–Destino, bellezza, verità”
Con Philippe Daverio e Graziano Cecchini
fonte: tusciaweb.it
venerdì 18 settembre 2009
No-comment a Viterbo
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02.23
Etichette: Graziano Cecchini, Viterbo
lunedì 14 settembre 2009
-comunicazione di servizio-
Continuamo a ricevere inviti per mostre, presentazioni, vernissage e altro.
Ci fa piacere che ci teniate in considerazione, ma (una volta ancora) vi ricordiamo che dietro questo sito non c'è Philippe Daverio: non conosciamo Daverio e non abbiamo nessun legame con lui, neppure indirettamente.
Vi ricordiamo, inoltre, che non possiamo pubblicare tutti gli inviti che ci mandate, perché questo sito lo gestiamo a tempo perso.
Per il resto, vedete voi.
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07.32
A Bergamo il 29 settembre
Per "Molte fedi sotto lo stesso cielo" Daverio sarà a Bergamo il prossimo 29 Settembre alla Basilica di Santa Maria Maggiore, alle ore 20.45, per una conversazione dal titolo: "L'imperdonabilità del brutto"
Per prenotare cliccare qui
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07.29
Etichette: Bergamo, Molte fedi sotto lo stesso cielo
venerdì 11 settembre 2009
Alassio 100 libri, l'evento & i premiati
A dare il via alla manifestazione sarà, venerdì 11 settembre, la cerimonia di consegna del Premio Alassio per l’Informazione Culturale, che quest’anno è stato conferito a Philippe Daverio, giornalista, conduttore televisivo e critico d'arte.
Il riconoscimento, destinato ad una figura del mondo dell’informazione - che si sia distinta per innovatività di contenuti e linguaggi nel lavoro della diffusione della cultura ed in particolare del libro e della lettura - è stato assegnato da una prestigiosa giuria presieduta da Ernesto Ferrero.
Philippe Daverio, nato a Mulhouse in Alsazia, vive a Milano dove ha avuto inizio la sua attività di gallerista. Assessore alla Cultura a Milano dal 1993 al 1997, si è occupato del restauro e del rilancio di Palazzo Reale. Consulente per la casa editrice Skira è autore e conduttore di Passepatout, programma d'arte e cultura di Rai Tre. Si occupa inoltre di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati. E' docente ordinario di Disegno Industriale presso il Corso di Laurea in Disegno Industriale dell'Università di Palermo.
La cerimonia di premiazione si svolgerà, alle ore 21.15, in piazza Partigiani. All’incontro pubblico interverrà Ernesto Ferrero, che dialogherà con Philippe Daverio. Presenterà la serata Elisabetta Mandraccio
Fonte: savonanews.it
Daverio presenta "Las Américas Latinas"
L’arte contemporanea latinoamericana è una delle più interessanti realtà del panorama artistico internazionale. Un’arte forte, per di più politica, di ribellione e di rivoluzione. Un’arte figlia di una mentalità complessa e di una cultura nata dagli influssi e dalle relazioni tra le tradizioni indigene e quelle occidentali-europee. Le evoluzioni delle arti figurative dell’America Latina nella contemporaneità sono alla base della mostra a cura di Philippe Daverio Las Américas Latinas. Las fatigas del querer, ospitata fino al 4 ottobre allo Spazio Oberdan di Milano: narrazione personale di Daverio basata su alcuni nuclei tematici “chiave” (sangue, morte, anima, natura, città).
E proprio il noto critico sarà la guida d'eccezione che giovedì 10 settembre alle ore 19 accompagnerà i visitatori lungo il percorso della mostra, illustrandone e approfondendone i singoli aspetti e, alla fine, risponderà alle domande dei partecipanti. Un'occasione in più per non perdere questa interessante esposizione milanese.
La visita guidata è gratuita acquistando il biglietto della mostra.
Informazioni: Spazio Oberdan, 02-77406302/41.
Fonte: artonline.it
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08.02
Etichette: Las Américas Latinas, Milano, Spazio Oberdan
Art e dossier: editoriale di settembre 2009
Ma poi, in fondo, resistono proprio ancora queste avanguardie? A chi? Contro chi? Trascinando chi? Resistono ed esistono? Molti professori d’Accademia pensano di sì in quanto insegnano ogni anno la stessa avanguardia e la praticano nei loro studi con la più artigianale delle regolarità. Quindi l’avanguardia è diventata una disciplina, come la Scolastica medievale, che si può perpetuare all’infinito. Sembrerebbe, questa asserzione, una contraddizione all’interno dei propri termini. Non è così, e lo testimonia eccellentemente la Biennale di Venezia se proiettiamo l’edizione attuale nella storia stessa dell’istituzione. Se vi capitasse di rivedere quel capolavoro che è Vacanze intelligenti, di e con Alberto Sordi, vi accorgereste di una cosa lampante, “merkwürdig”, degna della più somma delle attenzioni. Gli ambienti nei quali si muove il verduraio romano con la consorte contengono installazioni e opere che potrebbero benissimo essere esposte oggi senza sembrare fuori epoca. Nulla è nella sostanza cambiato. Sublime forza del perdurare delle arti e del loro cosmo? Forse sì! Poiché, se i vestiti delle guide che accompagnano i visitatori sono così mutati, il linguaggio delle spiegazioni no. Tutto stabile in un balzo storico di più di trent’anni, periodo lungo quanto quello del folle turbinio delle avanguardie storiche intercorso fra la dichiarazione della prima guerra mondiale, nel 1915 con gli interventisti futuristi, e l’Italia repubblicana, nel 1950 coi concetti spaziali di Fontana e le retoriche comuniste di Guttuso. Quanti fatti terribili sono successi in quegli anni. Anche nel gusto di tutti giorni, dalla soave crinolina del governo Giolitti al grigioverde delle terribili trincee, all’orbace d’una ambizione ridicola, al cotonaccio a strisce delle uniformi di Auschwitz fino al nylon postbellico delle calze americane. Un intero giro di boa dalla stoffina naturale alla stoffina sintetica passando per le stoffone che stufarono. Era cambiato tutto. Anche nelle arti. Oggi no. Eppure in questi ultimi trent’anni è apparso internet, è esploso e scomparso il brio della finanza internazionale, si sono diffusi i telefonini, è apparso e scomparso Khomeini, la Cina s’è fatta capitalista, Putin nuovo zar e Berlusconi nuova star. L’avanguardia non s’è accorta di nulla, quasi come le dirigenze dei partiti della sinistra. E anche i suoi commercianti rimangono tetragoni, al punto che verrebbe voglia di segnalare al signor Pinault – il quale ha esposto le sue merci con stringata eleganza nella rinnovata Punta della Dogana di Venezia – che l’America di Bush non c’è più perché gli yankees hanno deciso di cambiare rotta e hanno eletto un presidente di colore, sicché quell’avanguardia lì rischia d’essere dichiarata obsoleta come i “subprimes”. Chi lo poteva prevedere? Solo l’Arte, ovviamente, che è, lo si sa, chiaroveggente e vaticinante. L’arte viva, ovviamente, quella che sa da sempre sa rinnovarsi per energia propria, e che, nell’anno delle celebrazioni di Galileo Galilei, è consapevole di possedere quella coscienza lì, quella che, malgrado tutto, malgrado le Biennali, malgrado i dibattiti accademici, malgrado la passione conservatrice di un commercio costretto a difendere le riserve di magazzino, è sveglia, ovviamente, “e pur si muove”.
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08.00
Etichette: Art E Dossier
