Dopo l’inefficacia di Bondi, serve un nuovo slancio. Senza ideologie
di Edoardo Caprino
Che grande paese la Germania. Patria della musica, della filosofia, della teologia. Ma anche del diritto. E la Carta fondamentale di questo popolo prevede un istituto di grande civiltà: la sfiducia costruttiva. Un Governo cade – in Parlamento – quando viene presentata una mozione di sfiducia e al contempo si prefigura una nuova maggioranza (oppure un semplice cambio di guida dell’Esecutivo). Niente crisi al buio. Tutto alla luce del sole e senza vacatio inutili. Se questo vale per un Governo, tanto più può e deve valere per un Ministro. Si avvicina il giorno del giudizio per il Ministro Sandro Bondi; un uomo di Governo – forse si sbaglierà – che è stato – sino a ora – troppo concentrato nell’operato all’interno del suo partito e meno in quello del ministero che – dopo il Tesoro – dovrebbe essere il più importante in Italia. Invece lo stato di fatiscenza di questo importante settore della nostra Nazione – invidiato in tutto il mondo – è più che evidente.
I gridi di allarme – non solo di tanti intellettuali, ma di addetti del settore che ogni giorno combattono contro i mulini a vento – si sono ripetuti in questi ultimi tempi. Le incomprensioni del ministro Bondi con interi settori della cultura italiani – cinema e teatro, ad esempio – sono fatti di cronaca. Le assenze a importanti momenti della cultura italiana – mostra del Cinema di Venezia, “Prima” della Scala – non possono essere giustificate (anche se vi erano in corso votazioni al Senato). La presenza istituzionale viene prima dell’ipotesi di fischi e contestazioni. Sono i rischi del mestiere. Onori, ma anche oneri.
Se vi sarà la necessità di un cambio della guardia, con questo articolo si vuole indicare un identikit ideale del sostituto: un uomo appassionato di cultura, realmente onnivoro, capace di comunicarla al più vasto pubblico, ricco di genialità, di gusto, di simpatia, di capacità di relazioni con tutto il mondo (anche per il dono delle lingue straniere). Un uomo stravagante e geniale – anche nel vestire -, capace di geniali intuizioni ma ben lontano da colpi di teatro di sgarbiana memoria. Chi può essere il Mister X? Philippe Daverio. L’uomo ha già esperienza di guida di assessorati alla cultura – Milano e Palermo – è un divulgatore appassionato e capace di far appassionare anche i più lontani al mondo dell’arte (basti pensare alla sua trasmissione Passepartout e alle sue geniali conduzioni per la neonata Rai5). Il suo stile elegante ed eccentrico non passerebbe inosservato tra i colleghi (ricordando André Malreaux).
È un autentico europeo – anzi, alsaziano – e quindi al centro del nostro continente. Un uomo rispettoso e attento al lavoro – spesso condotto senza mezzi – dei vari sovrintendenti e direttori dei musei. Nelle sue trasmissioni spesso ha saputo valorizzare al meglio il lavoro di questi autentici servitori dello Stato. Un uomo che con le sue visioni e geniali intuizioni sarebbe capace di dare nuovo slancio all’intero settore della cultura italiana, pronto al dialogo con tutti, nessuno escluso, lasciando da parte ideologie o, meglio, idee preconcette.
Daverio sarebbe l’esterno al mondo della cultura istituzionale capace di dare uno stimolo a questo settore così importante per la vita italiana. Come lo è stato Alberto Ronchey e come lo è stato – dall’interno – Antonio Paolucci. È questo un sogno, o meglio una follia? Forse, ma è anche con queste “genialate” che un paese può risorgere.
I gridi di allarme – non solo di tanti intellettuali, ma di addetti del settore che ogni giorno combattono contro i mulini a vento – si sono ripetuti in questi ultimi tempi. Le incomprensioni del ministro Bondi con interi settori della cultura italiani – cinema e teatro, ad esempio – sono fatti di cronaca. Le assenze a importanti momenti della cultura italiana – mostra del Cinema di Venezia, “Prima” della Scala – non possono essere giustificate (anche se vi erano in corso votazioni al Senato). La presenza istituzionale viene prima dell’ipotesi di fischi e contestazioni. Sono i rischi del mestiere. Onori, ma anche oneri.
Se vi sarà la necessità di un cambio della guardia, con questo articolo si vuole indicare un identikit ideale del sostituto: un uomo appassionato di cultura, realmente onnivoro, capace di comunicarla al più vasto pubblico, ricco di genialità, di gusto, di simpatia, di capacità di relazioni con tutto il mondo (anche per il dono delle lingue straniere). Un uomo stravagante e geniale – anche nel vestire -, capace di geniali intuizioni ma ben lontano da colpi di teatro di sgarbiana memoria. Chi può essere il Mister X? Philippe Daverio. L’uomo ha già esperienza di guida di assessorati alla cultura – Milano e Palermo – è un divulgatore appassionato e capace di far appassionare anche i più lontani al mondo dell’arte (basti pensare alla sua trasmissione Passepartout e alle sue geniali conduzioni per la neonata Rai5). Il suo stile elegante ed eccentrico non passerebbe inosservato tra i colleghi (ricordando André Malreaux).
È un autentico europeo – anzi, alsaziano – e quindi al centro del nostro continente. Un uomo rispettoso e attento al lavoro – spesso condotto senza mezzi – dei vari sovrintendenti e direttori dei musei. Nelle sue trasmissioni spesso ha saputo valorizzare al meglio il lavoro di questi autentici servitori dello Stato. Un uomo che con le sue visioni e geniali intuizioni sarebbe capace di dare nuovo slancio all’intero settore della cultura italiana, pronto al dialogo con tutti, nessuno escluso, lasciando da parte ideologie o, meglio, idee preconcette.
Daverio sarebbe l’esterno al mondo della cultura istituzionale capace di dare uno stimolo a questo settore così importante per la vita italiana. Come lo è stato Alberto Ronchey e come lo è stato – dall’interno – Antonio Paolucci. È questo un sogno, o meglio una follia? Forse, ma è anche con queste “genialate” che un paese può risorgere.
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