mercoledì 6 aprile 2011

Daverio: “Cultura, unica salvezza contro Bossi”

L’intervento del protagonista del convegno, Philippe Daverio, ha argomentato “un’ipotesi di destino del pensiero sul restauro: riprendere il passato, reinventare il domani e fare una bella figura con i pronipoti”. Una relazione tra storia e situazione attuale del turismo, quella che ha illustrato Daverio, che ha rintracciato l’etimologia politica del termine ‘restauro’ , nel congresso di Vienna: “Prendere coscienza del passato – ha dichiarato lo storico – è fondativo dell’identità nazionale”. Un’identità, che secondo Daverio, “ancora manca all’Italia che celebra i suoi 150anni di unità, ma che è ancora in tempo per riflettere sul fatto che non è mai stata all’altezza di gestire la potente eredità dei sette paesi che ha unito”. Daverio sostiene che le risorse economiche destinate alla cultura dallo Stato non siano minori di quanto facciano Francia e Germania: “Se calcoliamo le spese complessive, noi superiamo i tedeschi” ha dichiato lo storico: “Ma abbiamo delle scuse: il nostro patrimonio, a differenza di quello tedesco, richiede maggiori interventi poiché più antico”. Le criticità stanno allora, secondo l’esperto, nel ‘come’ vengono spesi: “Occorre ripartire da una maggiore consapevolezza nel gestire i fondi, ridando autorevolezza a chi ce l’ha e riconoscendo i percorsi di carriera”. Ma non basta tutelare il patrimonio fisico, secondo Daverio: “Il Mibac è l’unica salvezza contro Bossi: l’identità nazionale si fonda sulla sensibilità culturale, sulla combinazione tra patrimonio e eredità. In questo senso, solo riqualificando le intelligenze attraverso la cultura potremmo diventare primi nel mondo dell’alta manifattura. Infine, ognuno di noi – ha provocato Daverio – dovrebbe adottaro un ricco. Come? Puntando sulla qualità della vita, ovvero ridisegnando il paesaggio complessivo del Paese”.

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