mercoledì 28 settembre 2011

Philippe Daverio: "La moda è fondamentale"

"Per Pisapia non è tra le priorità? Male"

Il critico d’arte e intellettuale parla a ruota libera di moda e defilè in tempi di austerity e dichiara: "Alla moda serve una rivoluzione vera, quella arancione non basta"

Alla moda serve un’avanguardia. «Forse una rivoluzione vera: perché quella arancione, per ora, non ha ha fatto granché per fermare la corsa al ribasso della moda che finirà sopraffatta, anzi soffocata dal design. Colpa di un cambiamento sociale, ma anche delle polemiche ridicole e sterili che hanno riempito le piazze e le passerelle, ancor prima che si alzasse il sipario». È il critico d’arte e intellettuale Philippe Daverio a parlare a ruota libera di moda e defilè in tempi di austerity. «Ho sostenuto il sindaco Pisapia, ma ora deve dimostrare di volere più bene a Milano. La moda è fondamentale. Per lui non è tra le priorità? Male».


Daverio, cosa pensa di questa settimana della moda al risparmio?
«É la soluzione peggiore che io abbia mai visto. La moda è uno dei pochi settori trainanti di Milano, in austerity ci devono stare i politici, non la moda. Il risparmio deve essere fatto sulle spese reali. Tra l’altro, mi creda, le polemiche sono molto costose».

Ha seguito il balletto delle sedi?
«Certo, e l’ho trovato patetico. Intanto sono sicuro che nessuno sapesse delle lapidi. E poi penso che la Loggia dei Mercanti sia un luogo meraviglioso che deve essere recuperato e restaurato al più presto; è colonizzato dai piccioni, alcune parti sono in stato di semiabbandono. Nessuno si lamenta mai di questo. Si sono svegliati solo ora perché c’erano le sfilate. Non ci sono i soldi per recuperarlo? Lo potevano fare gli stilisti, non si sarebbero tirati indietro e molti lo fanno già con altri palazzi storici».

Un modo per rendere “utile” la polemica?
«La Camera della Moda ha perso 200mila euro nel trasloco in piazza Duomo. Quel denaro lo poteva investire nella Loggia a fine sfilate. Voglio essere chiaro. Con questa lite da cortile ci hanno perso tutti. C’è stata un po’ troppa improvvisazione».

E la tenda a lato Duomo può essere una soluzione?
«Dicono che è provvisoria. Può darsi, ma l’assessore si doveva muovere prima, non a due giorni dalle sfilate. E poi non con una tenda. È una cosa da festa dell’Unità di paese. Milano merita di più».

Moda scavalcata dal design?
«Decisamente. Il salone del mobile e le sfilate giocano ormai in due campionati completamente diversi, anche perché i tempi sono cambiati, c’è stato un imbarbarimento della società e la gente che anima i due settori, defilè e design, è completamente diversa».

Ci spieghi il suo concetto di cambiamento sociale...
«Mi viene in mente la famosa foto anni ’50 che ritraeva quel giovanotto in vespa che si girava a guardare l’americana elegantissima che passava sulla piazza. Un’immagine di moda, ma quel giovanotto era un conte fiorentino, quella donna una signora raffinata. Donne così eleganti ne esistono sempre meno. Oggi il sottobosco che gira intorno a tutti questi eventi è preoccupante. Si vedono queste starlette insipide che non sono nessuno. È diventato un po’ il trionfo del demi-monde. Ci sono tante ragazzotte che vanno alle sfilate per rallegrare un po’ l’ambiente e contribuire al business, lo dico con tutto il rispetto per gli imprenditori che lavorano sodo e sono fondamentali per l’economia meneghina».

Le viene in mente una sede ideale?
«Palazzo Reale, la miglior soluzione».

di Anna Giorgi *

0 commenti: