mercoledì 21 settembre 2011

Radio Svizzera, la politica culturale a Milano: dagli ori alla polvere?


Il punto di svolta, secondo molti, è stato lo shock di Tangentopoli. Se nel 1977 Giorgio Strehler poteva scrivere che “Milano è una capitale del teatro non europeo ma mondiale” e che “uno spettacolo della Scala è sempre un grande avvenimento internazionale e lo stesso si può dire per ogni spettacolo del Piccolo Teatro”, oggi, dopo anni di ridimensionamento continuo degli investimenti e dei progetti in ambito culturale, sembra invece che Milano abbia abdicato a quel ruolo di capitale italiana della cultura a cui aveva aspirato in passato.


Le recenti elezioni comunali hanno determinato un cambio della guardia, con la sconfitta della giunta Moratti che aveva come assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory. Molti hanno ritrovato la speranza che si possa aprire un futuro per una stagione di rinnovata fioritura culturale. Ma l’attuale situazione dei progetti per Expo2015 sembra contraddire queste aspettative. Il nuovo assessore alla cultura Stefano Boeri ha deciso, per ora, di non esprimersi ufficialmente con la stampa: vuole prendersi il tempo per studiare a fondo i dossier prima di indicare le linee della propria strategia.

Della politica culturale di Milano parliamo dunque con due ex assessori, il critico d’arte Philippe Daverio (in carica dal 1993 al 1997) e Salvatore Carrubba, professore di Politiche per cultura all’Università IULM e presidente dell’Accademia di Brera (in carica dal 1997 al 2005).

Alle loro voci si uniscono quelle dello scrittore Luca Doninelli, autore del libro “Il crollo delle aspettative” (che nel 2005 tracciava una diagnosi impietosa della città), e del critico teatrale Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale di Garzanti Libri.

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