mercoledì 16 novembre 2011

Milano: un disastro lungo trent'anni

Nel libro "Le Rovine di Milano" Giovanni Agosti traccia un quadro delle politiche culturali attuate nella nostra città a partire dagli Anni Ottanta a oggi. Il filo rosso è costituito dalle scelte compiute dagli assessori, da Daverio a Carrubba, da Sgarbi a Finazzer Flory





Con la Giunta Formentini divenne assessore Philippe Daverio, mercante d’arte, laureato in economia ed appassionato di storia. Daverio possedeva in precedenza una galleria, e di fatto strinse ancora di più le relazioni tra il mondo del commercio delle opere d’arte e le mostre ospitate a Palazzo Reale. Mai come allora vennero dedicate monografiche ad artisti viventi, al solo scopo di alzarne le quotazioni (quando non per intavolare direttamente trattative di vendita a margine della mostra, consuetudine che diventerà metodo con Vittorio Sgarbi). Certo, non mancarono mostre molto belle in quegli anni. Agosti ricorda quella del Lissandrino, e per rivedere una monografica così affascinante avremmo dovuto aspettare sino al Tanzio da Varallo curata dallo specialista Rosci. Lo spunto più pregevole del lavoro di Agosti consiste a mio parere nel mettere per la prima volta nero su bianco la conclamata inettitudine di Salvatore Carrubba, che ottenne il ruolo di assessore alla Cultura nella giunta Albertini in ragione dei suoi strali su Il Sole24 Ore. Carrubba trascorse i primi mesi del mandato a lanciare proclami ambiziosi. E poi non combinò nulla di nulla. Promise la Biblioteca Europea allo scalo di Porta Vittoria, il Museo del Presente alla Bovisa, un centro di alti studi delle arti visive, una Città delle Culture all’Ansaldo. Mise insieme un grottesco “Museo della Reggia di Palazzo Reale” (e Agosti ricorda che nessuno pensò di raccordare il percorso di visita alla chiesa palatina di San Gottardo in Corte, ridecorata nel Settecento dalle stesse maestranze operanti nel palazzo). Ma il punto peggiore della parabola di Palazzo Reale coincise con la direzione affidata a Flavio Caroli, che diede luogo a due mostre premiate dal botteghino ma disastrose quanto a esiti scientifici, tra attribuzioni fantasiose a Leonardo, Giulio Romano, Bramantino e il Cigoli, nonché la “prima milanese” di quella “Murtola” riproposta quest’anno della mostra “Gli occhi di Caravaggio”, e che si vorrebbe essere una versione alternativa dello scudo da parata fiorentino del Caravaggio.

Il resto qui milanocultura.com

0 commenti: