mercoledì 1 febbraio 2012

Speciale Philippe Daverio

Parzialmente cancellato Sgarbi che lustra le scarpe a Daverio



Parzialmente cancellata un'opera apparsa ieri all'interno di Arte Fiera che mostra Vittorio Sgarbi mentre lustra la scarpe a Philippe Daverio. Una mano di intonaco sul volto di Sgarbi e su quello di Daverio ha reso i protagonisti del murales, creazione estemporanea dell'artista Stella Rognoni, irriconoscibili.
Arte Fiera non ha voluto dare chiarimenti su questo evento non confermando l'ipotesi di un Vittorio Sgarbi risentito per la rappresentazione. L'opera, hanno fatto sapere, non era esposta 'ufficialmente' all'interno del percorso espositivo.

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sabato 31 dicembre 2011

Ancora su "Il Museo Immaginato"

(ANSA) - ROMA, 28 DIC - Il primo ad 'immaginare' un 'suo' museo e' stato, in un libro famoso, Andre' Malraux, nel secondo dopoguerra. Il critico d'arte Philippe Daverio ci riprova immaginando il suo. E spiegando al lettore - nel volume intitolato appunto 'Il museo immaginato', sugli scaffali per Rizzoli - come costruirsene uno proprio. Regola di base, avverte, e' la capacita' di 'capire' un quadro: per farlo bisogna introiettare una norma: guardarlo a lungo.






Un «percorso da saltimbanco nel quale ci si concede la libertà delle associazioni», poiché «ognuno di noi possiede nelle stratificazioni del cervello e dell'anima un suo museo ideale, quello che il coltissimo Giorgio de Chirico aveva ironicamente indicato dicendo che la fonte immaginifica dei suoi cavalli impennati sulle rive della Tessaglia era la pubblicità del cavallino del cioccolato Poulain». È questo il gioco che il critico Philippe Daverio propone al lettore nel suo ultimo volume, Il museo immaginato (Rizzoli, 351 pagine, 35 euro): si tratta, alla lettera secondo quanto affermato nel titolo, di una straordinaria invenzione in cui l'autore ricrea, nella finzione letteraria ma non solo, un vero e proprio museo, potremmo dire «a sua immagine e somiglianza», orchestrando cioè una sequenza di quadri che costituiscono evidentemente il suo immaginario dell'arte, affiancando capolavori di epoche differenti, dalla Pala di Brera di Piero della Francesca al Giuramento degli Orazi di David, dalla Nascita di Venere di Botticelli alla Canestra di frutta di Caravaggio.

DIVERTISSEMENT Ma Daverio non si limita appunto alla finzione narrativa e vuole portare il suo divertissement anche alla tridimensionalità necessaria per gustare davvero un quadro: e così non solo inventa il «contenuto» del museo, mettendo vicini quadri conservati in luoghi diversi e lontani, ma costruisce anche il «contenitore» di questo prezioso catalogo. Nelle pagine iniziali del volume infatti si trova la piantina di tale museo dei sogni firmato Daverio: con tanto di prospetto anteriore, posteriore, e la sezione dei quattro livelli su cui si articola.

Anche su questo aspetto del gioco è l'autore a intervenire, là dove (sempre nelle pagine intitolate A mo' di prefazione) afferma che «il museo, per quanto virtuale, non è affatto astratto», mentre astratto può restare il libro in quanto «propone una sequenza di immagini collocate sulla pagina, che è una sorta d'anticamera del cervello». Il museo invece è necessariamente concreto: ci si cammina, anche se virtualmente. E l'ordine di un museo è la naturale conseguenza della sua forma architettonica. «Ecco perché ho portato il gioco fino a disegnare il museo...Mi sono trovato obbligato ad arrivare fino al disegno puerile del progetto dell'edificio. E poi sono state le stanze stesse, una volta nate, a determinare l'itinerario e a scandire l'ordine». Insomma, se di gioco si tratta, non c'è dubbio che il «divertimento» nasce dalla complessa strategia di mixare l'assoluta consapevolezza dell'arbitrio che sta alla base dell'operazione con la più totale scrupolosità nel seguire poi, una volta deciso di giocare, le regole fondanti della museologia secondo Daverio. Con ancora un'ulteriore premessa, che l'autore sente la necessità di fare dalla sua posizione di giocoliere demiurgo: il carattere effimero del museo immaginato. Spiega infatti Daverio che questo museo «è il risultato del momento contingente che sto vivendo. E, poiché la memoria è un armadio dal quale estraiamo di volta in volta lo strumento che ci serve a pensare nel momento di vita che attraversiamo, questo museo è puramente effimero». Tanto effimero che Daverio ammette che potrebbe, se l'editore volesse in futuro offrirgli una seconda opportunità, cambiarlo in molti punti, «non per migliorarlo o peggiorarlo, ma solo perché i tempi miei o quelli che sono costretto a vivere saranno mutati». Equipaggiati di queste indicazioni, possiamo finalmente entrare...nell'anticamera: tale è lo spazio con cui si apre il museo immaginato da Daverio, seguito da pensatoio, biblioteca, grand salon, sala da pranzo, petit salon, sala da gioco e delle curiosità, cucine, grande galerie, la balconata, camere da letto, camera della musica, la chiesa e il giardino.
Ad accoglierci nell'anticamera appunto è il Tondo Doni di Michelangelo, seguito da un omaggio ai fiamminghi, da Canaletto, Guardi e ancora Tiziano, Correggio. Il pensatoio si inugura con il San Gerolamo nello studio di Antonello Da Messina; nella sala da pranzo troneggiano le Nozze di Cana di Paolo Veronese, nel grand salon la Nascita di Venere di Botticelli, nella camera da letto l'Adorazione dei magi di Durer, mentre nella chiesa troviamo la Crocifissione di Giotto.