Complimenti.
Non possiamo, però, nascondere un certo disappunto nel sapere che la giunta che governa la bella capitale siciliana è di centro-destra, mentre Daverio si era candidato (ed eletto) nella Provincia di Milano con il centro-sinistra.
Come Daverio possa coniugare (logisticamente e politicamente) i due impegni non ci è chiaro.
fonte: siciliainformazioni.com - wordpress
Amici di Philippe Daverio
martedì 7 luglio 2009
Philippe è diventato Assessore alla Cultura del Comune di Palermo
martedì 23 giugno 2009
27 giugno alle 18 a Gubbio
Evento d’eccezione sabato 27 giugno alle 18 per l’inaugurazione della mostra di sculture di Armando Riva, dal titolo “Sculture”, presso l’open space di Palazzo Fabiani, in via XX Settembre 12. Sarà infatti presentata dal noto giornalista, conduttore televisivo e critico d'arte Philippe Daverio.
L’evento, promosso dall’assessorato alla cultura del Comune di Gubbio, in collaborazione con il Comune di Sulzano sul lago d’Iseo, raccoglie 40 opere in bronzo del noto artista presso l’open space di Palazzo Fabiani, in via XX Settembre 12. La mostra si svolgerà dal 27 giugno al 31 agosto con i seguenti orari: feriali: 17 – 21, festivi: 10– 12:30, 16 – 20. L’ingresso è libero. L'originale personalità dello scultore è collocata nel suggestivo mondo dell'arte figurativa contemporanea, in virtù di una costante ricerca estetica caratterizzata dalla forza espressiva, dagli stilemi innovativi e dalle particolari ambientazioni. Le opere di Armando Riva racchiudono una viva spiritualità, capace di ricreare le sensazioni vissute e di stabilire un’intensa emozione in chi le guarda, sorretta dalla policromia dei colori e dalla plasticità delle forme. Nato a San Floriano, Milano, nel 1947, dal '65 Riva opera nel campo delle arti visive sia come pittore sia come scultore. Nel 1978, dopo aver esposto tra Milano e Venezia in numerose personali, si è dedicato alla fotografia per poi passare al cinema nell'80. Alcune delle sue personali sono state ospitate alla Galleria Fondazione Europa di Milano e alla Galleria Rialto di Venezia (nel 1971), nel '74 alla Galleria la Leonessa di Brescia, nel '75 al Centro d'Arte internazionale di Milano e al Palazzo delle Prigioni ancora a Venezia. Nel 1980 passa al cinema, girando 7 films tra finzione e animazione, partecipa ad alcuni festival " Bergamo Film Meeting" , "Mystfest di Cattolica, Nel 1989 in occasione della caduta del muro di Berlino, viene invitato al festival di Selb in Germania. Chiusa la parentesi cinematografica va a vivere sul Lago d'Iseo e lì si dedica interamente alla Scultura. Nel '93 ha esposto a Rodengo Saiano nel chiostro della abbazia Olivetana, l'anno seguente al Literaturage di Moenchenglandbach, dov'è stato ospitato anche nel 1995, nel 1997 ha tenuto un'esposizione all'Albereta di Gualtiero Marchesi dov'è tornato nel '99. ‘Cavallo vincente’, sua imponente opera in bronzo raffigurante un cavallo in corsa, è stata presentata all'ippodromo di S. Siro a Milano. Il sito di Armando Riva è www.armandorivascultore.com
Fonte: comune gubbio
Etichette: Armando Riva, Gubbio
Art e dossier: editoriale di giugno 2009
Se l’Onnipotente ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, gli ha sicuramente attribuito la caratteristica Sua prima: ne ha fatto, “si parva licet”, un altro creatore di mondi. Percorso sublime e misterioso questo che ha consentito agli artisti di creare le proprie infinite cosmogonie. Non era forse previsto che i critici potessero creare anche il loro, di mondo. Ma sicuramente la Biennale di Venezia ci prova quest’anno. A dire il vero ci aveva già provato la Biennale dell’architettura che durante l’anno scorso aveva creato il mondo della “non architettura” secondo i dettami del suo curatore Aaron Betski, triste presagio per la più potente crisi economica del globo terrestre in quanto quella fede indiscussa nel costruire robe divertenti ma sostanzialmente effimere aveva generato una serie di fiducie che sono svanite nel nulla trascinando i danari di milioni di risparmiatori creduloni. Quest’anno è il turno di uno svedese che intenderebbe indicare la cultura visiva del prossimo futuro provenendo lui dalla temibile e ammirevole Svezia, unico paese d’Europa che si è dimenticato negli ultimi cinque secoli di produrre artisti visivi, se non, scusatemi, rari geni in un’arte particolare, quella del cinema, dove Bergman è stato maestro indiscusso. Anche il futuro dell’Italia poveretta è assicurato da un nuovo padiglione curato da una appassionata sostenitrice del ventennio fascista e da un maniaco del calcio. Tutto a posto quindi: le avanguardie sono sparite, era ora, e la terra intera, posta in una potente confusione, si potrà rispecchiare nell’esperimento in corso, il quale sicuramente, fra padiglioni aggiunti e ipotesi di ricerca anarchiche, riserverà sorprese. Staremo ansiosi a vedere. In quest’ottica abbiamo anche noi tentato di seguire la strada indicata dando un contributo informativo sugli altri momenti organici nei quali si pensò di inventare mondi. Il gioco di società di quest’estate potrebbe proprio essere questo: inventate il vostro mondo, a casa o in spiaggia. Ne riparleremo alla riapertura delle scuole.
Fonte: artonline
Etichette: Art E Dossier
A Civitanova Marche il 19 luglio (?)
Dalla filosofia all’eros, dalla musica alla politica, dalla scienza al ballo. Tuttoingioco è un caleidoscopio di incontri, eventi, appuntamenti che segneranno l’estate civitanovese e porteranno in città i big del panorama culturale e artistico nazionale. Ieri anche la conferma della partecipazione di Vladimir Luxuria che arriverà il 30 agosto, mese ‘hot’, dedicato all’Eros di cui discuteranno Giampiero Mughini (28 agosto), Dario Vergassola (30) e Deborah Caprioglio (29).
Per tre mesi, da luglio a settembre, Civitanova Alta sarà regno di Tuttoingioco che ogni settimana offrirà un tema di dibattito e, soprattutto, confronto. Sono diciassette i luoghi del festival, decine gli eventi, migliaia le persone attese.
Si comincia nel week end dal 10 al 12 luglio, tema è ‘L’arte’ e special guest il presidente della Camera Gianfranco Fini (10 luglio) che parlerà di ‘Italia e politica’. Nella stessa giornata Oliviero Toscani e Achille Bonito Oliva discuteranno di ‘Arte del 900’; l’11 ospite Oliviero Beha, il 12 lo scrittore Giordano Bruni Guerri. Dal 17 al 19 luglio protagonista la ‘Musica’ e gli incontri con Umberto Curi (filosofia musica), Piegiorgio Oddifreddi (matematica e musica) e Philippe Daverio (arte e musica).
Dal 26 al 19 luglio riflettori accesi sul tema della ‘Politica’; ne discuteranno il politologo Marcello Veneziani, lo scrittore Bruno Gambarotta e il direttore del Gr Rai Antonio Caprarica. Quarto fine settimana, dal 31 luglio al 2 agosto, con il tema del ‘Ballo’ sulle note e i passi della milonga argentina della coppia Capussi Y Flores e le discussioni su eros e coppia di Paolo Crepet e Alberto Bevilacqua. Dal 7 al 9 agosto l’argomento è ‘Parole’, ospiti Stefano Bartezzaghi (7) e Enrico Vaime (9). Dalle parole ai ‘Numeri’, che sono invece argomento del week end dal 14 al 16 agosto con il giallo matematico di Carlo Toffalori, gli enigmi di Ennio Peres e la magie di Tony Binarelli.
Dal 21 al 23 agosto si parla di ‘Scienze’, ospiti Tito Stagno e la cantautrice Nada. ‘Eros’ protagonista dal 28 al 30 agosto. Tuttoingioco chiude con il Festival del Pensiero dedicato alla filosofia (4-6 settembre) e alle lectio magistralis di Massimo Cacciari (4 agosto), Gianni Vattimo (5) e Giulio Giorello (6). Per gli orari, luoghi degli appuntamenti e la consultazione dell’intero programma www.tuttoingioco.com.
Fonte: ilrestodelcarlino
Etichette: Civitanova Marche, Tutto in Gioco
Si sa che i giapponesi...
Si sa che i giapponesi più che inventori sono trasformatori metafisici. La scrittura l’hanno presa bella e fatta dalla Cina, come gran parte della cosmogonia religiosa, e ne hanno plasmato cosa propria trasformandola. Così capitò dalle parti di Kyoto nel Cinquecento quando Chojiro, il fabbricante di ciotole per la cerimonia del tè, si mise a copiare una tecnica, ovviamente cinese, e ne fece una reinvenzione. Il ceramista era protetto da un influente personaggio che ospitava i suoi forni nel palazzo chiamato Jurakudai e il prodotto da questo luogo prese il nome di Rakuyaki. L’operazione ebbe tale successo che il geniale ceramista si ritrovò, si dice per decreto imperiale, il diritto di trasformare il suo cognome in Raku e di renderlo ereditario. Il successo dell’impresa proveniva innegabilmente dalla sorpresa estetica del risultato. Questo era profondamente adatto allo spirito zen del Giappone in quanto evitava ogni decorazione e lasciava alla materia la fortuna d’una spontaneità carica di misteri insospettati. Il metodo del lavoro era particolarmente curioso in quanto consisteva in una doppia cottura dove la prima serviva a stabilizzare la forma a bassa temperatura e la seconda la decorava con materia vetrosa in una seconda cottura ad alta temperatura. Ma a differenza del secondo fuoco che viene impiegato da secoli anche nella tradizione europea, il signor Chojiro scoprì una complessa perversione, giocando con il fuoco. Durante la seconda cottura decise di aprire il forno, estrarne la terra incandescente e porla a far bruciare, in un altro contenitore, una serie di materiali suscettibili di generare fumi. Poi, chiudendo questo secondo contenitore appunto, operava una riduzione chimica e bloccava la combustione in mancanza d’aria in modo da consentire un’ulteriore modificazione ai sali minerali che si erano liquefatti per generare la glassatura. Gli americani, che scoprirono il raku intorno al 1920 introdussero un’ulteriore sfida alle leggi della ceramica tradizionale, immergendo il manufatto ancora caldo nell’acqua, col che si otteneva una sofisticata quanto casuale screpolatura della superficie. Ne proveniva un miracolo totalmente incontrollato. Il metodo giapponese era quindi l’opposto di quello che gli europei dagli anni profondi nel neolitico avevano perseguito alla ricerca sempre più attenta di combinare il risultato con le aspettative. Dalle parti nostre siamo diventati abilissimi in questa pratica e con gli anni abbiamo imparato a dominare la mutazione cromatica fra progetto, esecuzione e risultato. L’incontro con il Giappone, circa un secolo e mezzo fa fece saltare alla radice il nostro modo di pensare. Da allora abbiamo scoperto la poesia dell’indeterminato, il piacere del dialogo con forme che in parte avevamo voluto e che si erano però formate seguendo una loro indipendenza. In quest’indipendenza stimolata e desiderata abbiamo riscoperto la bellezza d’un caos voluto e non subito. Siamo diventati tutti un poco giapponesi. E oggi Stefania Pennacchio si può vantare d’essere la più calabrese dei giapponesi. Il raku riappare quotidianamente sullo stretto di Messina e sotto lo sguardo attonito delle Sirene che incantarono Ulisse. Qui trova una vocazione alterata ma altrettanto profonda, perché non trae più la sua legittimità dal concetto della teosofia zen, bensì dallo sguardo che corre regolarmente verso la montagna dell’ Etna dove il fuoco domo non fu mai. La passione affascinata dalle forze telluriche incandescenti, terribili e temibili, si riscatta poi nelle acque d’un mare in costante movimento, ne prende i colori, ne sposa i misteri. Dialogano le trasparenze e gli azzurri con le opacità e i rossi. Ma tutto ciò avviene, anche qui all’opposto della mente giapponese, in una drammatica mescolanza delle citazioni vitali, dove il sorgere del calore, il suo fondersi, si paragona con il sorgere della vita, con la fonte del femminile. Si combina con la più mediterranea delle pratiche, quella che non può prescindere nel giocare col colore dall’applicarlo alla materia, nella sua stesura più fisica, spessa, carica. Il raku della Pennacchio è quindi per necessità calabrese. E lo è, nello stupore del vedere la materia che sorge, in un modo assai similare alla sorpresa che riserva il lavoro recente di Gaetano Pesce che modella le colate della sua plastica, giocando con i colori, ma aspettando che la loro combinazione accetti la scommessa del caso per assumere la complessità definitiva. La questione assolutamente stimolante sta nel vedere quanto, sia il percorso freddo di Pesce che quello caldo della Pennacchio, abbiano la volontà dichiarata di voler trarre la loro gestualità dalla pittura, dal più antico dei gesti di chi fa arte nella parte nostra del mondo. Solo nella pittura, nel suo segno minimo di stesura della materia, da sempre si ritrova l’abilità di gestire il caso, e dalla pittura, questa volta per noi quanto per i popoli del Sol Levante, s’è disseminata la voglia primaria della sperimentazione. Questa sperimentazione diventa astratta per definizione. Un vaso, una ciotola, una coppa sono per loro stessa natura figurativi. Sono la figura d’un vaso, d’una ciotola, d’una coppa. Aspettano una decorazione, la quale può a sua volta essere rappresentativa di figure o di segni “astratti”. Ma nulla altera il senso “concreto” dell’oggetto. Il Giappone ha scoperto secoli fa la via opposta, quella nella quale il “concreto” si sottomette al “concetto” e quest’ultimo acquista una tale libertà definitoria da far nascere oggetti concreti che sono nella loro materia “astratti” dalla citazione reale. E’ qui che si fonda tutto, astratto, concreto, concetto, materia. Si fonda perché nella casualità dei misteri incandescenti si fonde. E’ in questa fucina controllata da magie arcane che Stefania Pennacchio elabora le sue stregonerie. - Philippe Daverio
Da qui letrottoir.it
Etichette: Milano
Eletto Philippe Daverio
Questo blog annuncia che Philippe Daverio è stato eletto nelle Lista Penati alla Provincia di Milano.
Complimenti.
Etichette: Provincia di Milano
giovedì 18 giugno 2009
Daverio per Gina Lollobrigida
I 50 di attivita' fotografica di Gina Lollobrigida saranno documentati in una mostra allestita dal 26/6 al 13/9 settembre al Palaexpo.L'artista ha raccolto nella mostra,curata da Philippe Daverio,250 foto realizzate dal 1959 in tutto il mondo con un occhio attento ai poveri della terra,come dimostrano anche il suo impegno per Unicef, Unesco e Medici senza Frontiere.Un'attrazione e' poi la galleria di ritratti di personaggi,tra cui Indira Gandhi, Fidel Castro, Henry Kissinger,Maria Callas.
fonte: ansa
Etichette: Fotografia, Gina Lollobrigida, Roma


