sabato 31 dicembre 2011

Ancora su "Il Museo Immaginato"

(ANSA) - ROMA, 28 DIC - Il primo ad 'immaginare' un 'suo' museo e' stato, in un libro famoso, Andre' Malraux, nel secondo dopoguerra. Il critico d'arte Philippe Daverio ci riprova immaginando il suo. E spiegando al lettore - nel volume intitolato appunto 'Il museo immaginato', sugli scaffali per Rizzoli - come costruirsene uno proprio. Regola di base, avverte, e' la capacita' di 'capire' un quadro: per farlo bisogna introiettare una norma: guardarlo a lungo.






Un «percorso da saltimbanco nel quale ci si concede la libertà delle associazioni», poiché «ognuno di noi possiede nelle stratificazioni del cervello e dell'anima un suo museo ideale, quello che il coltissimo Giorgio de Chirico aveva ironicamente indicato dicendo che la fonte immaginifica dei suoi cavalli impennati sulle rive della Tessaglia era la pubblicità del cavallino del cioccolato Poulain». È questo il gioco che il critico Philippe Daverio propone al lettore nel suo ultimo volume, Il museo immaginato (Rizzoli, 351 pagine, 35 euro): si tratta, alla lettera secondo quanto affermato nel titolo, di una straordinaria invenzione in cui l'autore ricrea, nella finzione letteraria ma non solo, un vero e proprio museo, potremmo dire «a sua immagine e somiglianza», orchestrando cioè una sequenza di quadri che costituiscono evidentemente il suo immaginario dell'arte, affiancando capolavori di epoche differenti, dalla Pala di Brera di Piero della Francesca al Giuramento degli Orazi di David, dalla Nascita di Venere di Botticelli alla Canestra di frutta di Caravaggio.

DIVERTISSEMENT Ma Daverio non si limita appunto alla finzione narrativa e vuole portare il suo divertissement anche alla tridimensionalità necessaria per gustare davvero un quadro: e così non solo inventa il «contenuto» del museo, mettendo vicini quadri conservati in luoghi diversi e lontani, ma costruisce anche il «contenitore» di questo prezioso catalogo. Nelle pagine iniziali del volume infatti si trova la piantina di tale museo dei sogni firmato Daverio: con tanto di prospetto anteriore, posteriore, e la sezione dei quattro livelli su cui si articola.

Anche su questo aspetto del gioco è l'autore a intervenire, là dove (sempre nelle pagine intitolate A mo' di prefazione) afferma che «il museo, per quanto virtuale, non è affatto astratto», mentre astratto può restare il libro in quanto «propone una sequenza di immagini collocate sulla pagina, che è una sorta d'anticamera del cervello». Il museo invece è necessariamente concreto: ci si cammina, anche se virtualmente. E l'ordine di un museo è la naturale conseguenza della sua forma architettonica. «Ecco perché ho portato il gioco fino a disegnare il museo...Mi sono trovato obbligato ad arrivare fino al disegno puerile del progetto dell'edificio. E poi sono state le stanze stesse, una volta nate, a determinare l'itinerario e a scandire l'ordine». Insomma, se di gioco si tratta, non c'è dubbio che il «divertimento» nasce dalla complessa strategia di mixare l'assoluta consapevolezza dell'arbitrio che sta alla base dell'operazione con la più totale scrupolosità nel seguire poi, una volta deciso di giocare, le regole fondanti della museologia secondo Daverio. Con ancora un'ulteriore premessa, che l'autore sente la necessità di fare dalla sua posizione di giocoliere demiurgo: il carattere effimero del museo immaginato. Spiega infatti Daverio che questo museo «è il risultato del momento contingente che sto vivendo. E, poiché la memoria è un armadio dal quale estraiamo di volta in volta lo strumento che ci serve a pensare nel momento di vita che attraversiamo, questo museo è puramente effimero». Tanto effimero che Daverio ammette che potrebbe, se l'editore volesse in futuro offrirgli una seconda opportunità, cambiarlo in molti punti, «non per migliorarlo o peggiorarlo, ma solo perché i tempi miei o quelli che sono costretto a vivere saranno mutati». Equipaggiati di queste indicazioni, possiamo finalmente entrare...nell'anticamera: tale è lo spazio con cui si apre il museo immaginato da Daverio, seguito da pensatoio, biblioteca, grand salon, sala da pranzo, petit salon, sala da gioco e delle curiosità, cucine, grande galerie, la balconata, camere da letto, camera della musica, la chiesa e il giardino.
Ad accoglierci nell'anticamera appunto è il Tondo Doni di Michelangelo, seguito da un omaggio ai fiamminghi, da Canaletto, Guardi e ancora Tiziano, Correggio. Il pensatoio si inugura con il San Gerolamo nello studio di Antonello Da Messina; nella sala da pranzo troneggiano le Nozze di Cana di Paolo Veronese, nel grand salon la Nascita di Venere di Botticelli, nella camera da letto l'Adorazione dei magi di Durer, mentre nella chiesa troviamo la Crocifissione di Giotto.

sabato 17 dicembre 2011

Come sarà il 2012 per Daverio

Il 2011 è stato così fetente, che il 2012 non potrà essere che migliore. Si spera. Non smetto di credere che sarà pieno di ansie infinite, per cui non posso che chiedermi: alla fine, ce la faranno i nostri eroi? Non lo sappiamo, anche se il ragionamento che si impone è il seguente: avendo l'Italia, paese d'avanguardia, trascorso un 2011 che per difficoltà poteva essere un 2012, ci si augura che nel '12 viva un 2013 e poich´ il 13 porta fortuna... Non credo che la scamperanno, però, n´ Sarkozy n´ la Merkel. Insomma, da noi la pioggia è già venuta, fiduciosi lotteremo per il sole.
Fonte: Il Giornale

venerdì 16 dicembre 2011

Rai, Ridateci Passepartout! - di Simona Aiuti

La misura è davvero colma! La notizia che il programma di Philippe Daverio che va ancora in onda su Rai3 tra poco sarà seppellito sotto una televisione sciocca e ignorante non è recente, ma non c’è stata un’alzata di scudi per difendere un programma bellissimo, ben costruito, alla portata di tutti, fruibile per qualunque pubblico e legato a noi come italiani perché cerca i simboli e i segni che hanno fatto la nostra storia, segni fatti di pietra, di case, di dipinti e anche di vecchi casolari.

Ora la Rai taglia anche Philippe Daverio e il suo programma d’arte con la motivazione che è troppo costoso. Non costa troppo forse il festival di Sanremo? E la cultura che ne scaturisce a cosa serve? Perché dobbiamo pagare gli abiti delle vallette che fanno le belle statuine e che inutilmente sorridono e incassano compensi faraonici? Perché pagare super ospiti? A chi giova?
La striscia domenicale dedicata all’arte e commentata dal critico Daverio è morta, e programmi discutibili invece sopravvivono, qualcosa non quadra!

Questo splendido programma ha centinaia di migliaia di affezionati suoi seguaci, mentre continuiamo a pagare in RAI le ospitate di soggetti discutibili che litigano e s’accapigliano continuamente tutto il giorno. Dobbiamo dunque dire grazie alla RAI che ci priva dell’ultima trasmissione di cultura. A Philippe Daverio Viale Mazzini ha dato il benservito, adducendo come motivazione che il programma è caro perché realizzato con risorse esterne; e allora le circa venti puntate già prodotte per la prossima stagione le buttiamo via?

Ha ragione Aldo Grasso quando dice che nessuno è sceso in piazza a gridare contro l’oscurantismo, la censura, la libertà di pensiero, ma come si può tacere guardando l’Isola dei famosi piena di disperati aggrappati a una notorietà sfuggita, che rischiano di finire in ospedale per ictus, calcoli, emorroidi, debolezza e intossicazioni alimentari o da insetti? Dobbiamo pagare per una marea di programmi spazzatura e poi ci tolgono Passepartout?

Abbiamo imparato ad apprezzare Philippe per la sua indipendenza, per la sua serietà, per la sua preparazione e per la conoscenza dei fatti che in modo garbato e semplice ci avvicina senza prosopopea. Per anni ha raccontato l’arte e la cultura raccontando la verità, anche quella dell’Unità d’Italia, e non è cosa semplice. Come non lo è segnalare con discrezione il disfacimento del nostro patrimonio archeologico. Ed è per questo che ci siamo affezionati a lui e lo rispettiamo, molto più di altri suoi colleghi sguaiati e maleducati. Allora se va via Daverio, che scompaia Sgarbi, che non si spenda nemmeno un centesimo del servizio pubblico per le sue urla! Che ci ripensi la RAI, o che almeno, La7 o Mediaset prendano in considerazione un’adozione molto, ma molto importante!

giovedì 15 dicembre 2011

L'Italia è piena di intellettuali estenuati

Il panciotto dal gusto retrò, il papillon dai colori sgargianti, l’ironia graffiante. Anche quando parla di cose serie. E – assicurano i suoi studenti – persino in occasione delle affollatissime lezioni universitarie che tiene. Philippe Daverio piace o non piace. E non piacque a Palermo, nel 2010, ad alcuni cittadini che lo contestarono per strada in occasione del “Fistinu”di S. Rosalia, nel quale era stato coinvolto da Diego Cammarata in qualità di consulente. Un’organizzazione che ai palermitani non sembrò all’altezza del nome Daverio; nonostante i disguidi passati, l’interessato assicura però, di sentirsi a casa propria nel capoluogo siciliano.

Proprio alla Libreria Flaccovio di Palermo, Daverio ha presentato ieri “Il museo immaginato”, il suo ultimo testo edito da Rizzoli. Una rilettura, ricca di aneddoti e curiosità, dei principali capolavori della storia dell’arte, selezionati in un modo del tutto originale. Un museo pensato come un palazzo, dove ogni stanza assume una specifica funzione, senza nulla escludere, dal gran salone al pensatoio, non dimenticando cucine e giardino. Alla ricerca di contrapposizioni e nel contempo corrispondenze, secondo una successione concepita “mettendo in ordine di disordine, di richiami che possono esserci tra un dipinto e l’altro – dice Daverio – Bisogna pur mettere ordine tra i quadri, non ci sono tanti modi: l’ordine alfabetico, ma per fortuna non lo fa nessuno. Poi ci sono quello cronologico e di scuola artistica, che si rivelano di una noia mortale”.


E allora, la sala da pranzo del “museo” diventa uno spazio che accoglie la “Canestra di frutta” di Caravaggio e “Le nozze di Cana” di Paolo Veronese. E poi? Via libera all’interpretazione.

“Se uno non segue più un parametro fisso apre la libertà e i confronti vengono fuori”, assicura Daverio che aggiunge: “Una casa con le opere più importanti al mondo può essere solo quella di un ladro. Ma il ladro dopo un po’ deve dare uno stile alla sua abitazione. Ci sono le camere da letto, quella del padrone e di sua moglie, e poi l’amante della moglie e il cuoco che è l’amante dell’amante e che riporta alle cucine. Un gioco poco serio per entrare in un mondo molto serio, quello della grandezza della pittura antica”.

Com’è cambiata la percezione dell’arte nell’era di Internet? Il web, per quest’uomo che sembra uscito fuori da un romanzo ottocentesco, “è uno strumento fantastico. Possiamo vedere tutto in contemporanea. Basta cliccare”.

E in merito al legame del mondo artistico, al mercato ma contemporaneamente ad una sorta di “intellettualità”, l’autore de Il museo immaginario avvisa: “Ci sono intellettuali e operatori culturali.Non sono la stessa cosa. Non tutti gli operatori culturali sono intellettuali e viceversa. Io sono un artigiano. Mi danno dei testi da scrivere e io li scrivo, quando mi pagano, sennò faccio fatica”.

Attenzione però, le distinzioni non sono finite, perché “ c’è intellettuale come uomo d’azione e l’intellettuale come estenuato. L’Italia è piena di intellettuali estenuati – sogghigna Daverio – pochi vogliono fare gli intellettuali d’azione. A me piacciono quelli lì”.

martedì 13 dicembre 2011

Libro: Il Museo Immaginato


Guidato dalla sua curiosità e dal suo gusto personalissimo, in questo libro Daverio racconta alcuni capolavori dell'arte di tutti i tempi, che costituiscono la sua collezione ideale, guidandone la lettura con brevi testi folgoranti e dettagli messi in evidenza. Il primo vero libro illustrato del conduttore di "Passepartout".

Cancellata la trasmissione Passepartout

Dal blog di Nicola D'Angelo
Cosa dovrebbe essere un servizio pubblico televisivo. Difficile da dire in un epoca di forti novità nel sistema della comunicazione. Certamente non dovrebbe consistere in alcune delle cose a cui assistiamo in questo momento. Lasciando da parte il tema dell’informazione, oggetto di un “sacco” sistematico della politica, la cultura, si la cultura, sembrerebbe ovvio che sia tra le materie al centro dei palinsesti. Ed invece, che succede, viene cancellata la magnifica trasmissione Passepartout di Philippe Daverio. Ragioni di bilancio, la giustificazione. Ma è incomprensibile come poi i soldi si trovino per pagare programmi che con il servizio pubblico non ci azzeccano proprio. Poi si lamentano le grandi televisioni della perdita di audience. Dovrebbero forse capire che il telespettatore è dotato anche di una parte anatomica chiamata cervello.

A Che tempo che fa (2 ottobre 2011)

Nuvola di Fuksas: un'opera fondamentale per Roma, ecco perchè

Intervista di Philippe Daverio a Massimiliano Fuksas ilsussidiario.net

Roma. Nei giorni scorsi il sindaco Gianni Alemanno ha visitato il cantiere della Nuvola, il nuovo centro congressi dell'Eur firmato dall’architetto Massimiliano Fuksas. L’obiettivo, ha dichiarato il primo cittadino, «è inaugurare la Nuvola entro il 31 gennaio 2013», perché si tratta di «un vero gioiello nel cuore di Roma oltre ad essere una struttura necessaria, perché la capitale senza un grande Centro congressi è sostanzialmente impensabile». Anche lo stesso Fuksas, prima del sopralluogo nel cantiere effettuato insieme ad Alemanno, ha confermato la data di apertura anche se, ricorda, «dal bando del 1998, vinto nel 2000, l'opera si completerà nel 2013 e quindi ci avremmo messo 15 anni». Il super architetto non è però in vena di polemiche, e confessa che avrebbe «grande piacere ad attaccare il mio amico sindaco ma non è il caso, perché questa volta non ha nessuna responsabilità e anzi è stato il pilastro per portare avanti questo progetto dando un supporto importantissimo». Adesso Fuksas vorrebbe però «un’accelerazione del cantiere con più operai al lavoro», dopo le tante polemiche sui ritardi della realizzazione: «Il passato è passato e ora pensiamo al futuro: il prossimo anno ci rivedremo qui e faremo un giro nella Nuvola, perché fra pochi mesi il telo traslucido, semitrasparente, comincerà a invadere la teca, e la notte si illuminerà come una strana lanterna; di giorno invece la luce penetrerà all'interno», spiega l’architetto. La struttura ospiterà, oltre a diverse sale per conferenze e seminari e un auditorium per la musica, una sala principale in basso da 9 mila posti e un’altra sospesa da 2 mila, mentre nella grande piazza che sorgerà invece al di sotto verranno allestite mostre, esposizioni e installazioni d’arte. Alle spalle della Nuvola ecco invece comparire la “Lama” (chiamato così da Fuksas), l’albergo da 440 camere che potrà accogliere almeno mille convegnisti. La struttura, spiega l’archistar, «è in cerca di un acquirente. Sono in corso i negoziati, ma la struttura è completa. Sarà in vetro scuro così da assorbire meglio i raggi del sole di inverno e respingerli in estate. È un progetto che ha un'alta sostenibilità con l'eliminazione del 60% delle emissioni; sul tetto ci sono circa 5.000 metri quadri di fotovoltaico». L’ad di Eur Spa, Riccardo Mancini, parla invece delle spese per il nuovo centro congressi: «Il costo totale della Nuvola alla fine sarà di 265 milioni di euro. Intanto stiamo pensando ai parcheggi sotterranei da realizzare a piazza Sturzo e in via della Civiltà Romana. Sono opere contenute nella delibera delle opere complementari e spero che Corsini faccia presto per poter iniziare». Mancini ha poi spiegato che «con questi parcheggi si coprono tutti i posti della Nuvola. Ci vogliono tre anni e intanto abbiamo affittato altri parcheggi collegati con navette. Inoltre, la valorizzazione del Velodromo serve ad abbassare il mutuo fatto per il centro congressi che porterà in cassa 350-400 milioni». Durante il sopralluogo nel cantiere, il sindaco Alemanno ha commentato anche gli abbondanti ritardi per la realizzazione delle Torri, progettate da Renzo Piano, che dovevano sorgere accanto alla Nuvola: «La settimana scorsa ho ricevuto i vertici di Fintecna che è la parte pubblica del consorzio che deve realizzare quest'opera e gli ho dato una sorta di ultimatum perché noi già da tempo abbiamo tutte le autorizzazioni e sarà un anno ormai che è disponibile il permesso a costruire».